Adesso è il momento dell’Ambiente.
Negli ultimi mesi, il tema del cambiamento climatico è stato al centro del dibattito pubblico. Sopratutto grazie al fenomeno di Greta Thunberg, giovane attivista svedese, che ha dato input ad una serie di manifestazioni culminate il 15 Marzo 2019 con il “Global strike for future”: uno sciopero globale in cui studenti e non solo sono scesi in piazza per chiedere alla politica un maggiore impegno contro i cambiamenti climatici.
Non analizzeremo in questa sede il “fenomeno Greta Thunberg”, che però dice molto su come funziona il mondo dell’informazione oggi. In particolare, sebbene ci siano state delle proteste simili in passato, e il tema dell’ambiente non è certo nuovo alle persone e alla politica, i mass media hanno deciso di concentrarsi ora su questa issue. La diffusione delle proteste, quindi, deve essere certo data alla giovane ragazza ma anche (e sopratutto) ai mass media. Sappiamo bene come siano loro ormai, tramite l’”agenda setting” a decidere dove verterà il dibattito pubblico e quindi di conseguenza a dare la spinta al cambiamento sociale.
In ogni caso, è indubbia la giustezza e la legittimità della protesta. Il cambiamento climatico è un problema urgente. Cambiare le cose è un nostro diritto e dovere per le generazioni successive. Il riscaldamento globale sopra i livelli pre-industriali è una minaccia per tutt*, perchè alcune delle conseguenze sono siccità, crisi alimentari, inondazioni, alluvioni, ondate di calore e uragani. Dobbiamo informarci e studiare per capire cosa sta accadendo e quali saranno i futuri sviluppi.
Quindi premesso che non vogliamo parlare di Greta Thunberg e nemmeno mettere in dubbio la giustezza della protesta, di cosa parliamo?
La riflessione, che molti intellettuali hanno già proposto, riguarda la natura di questo movimento. Ma non solo di questo, anche di molti altri che hanno obiettivi diversi. Movimenti cosiddetti “deideologizzati”. In particolare, questo movimento ambientalista si è mobilitato per puntare il dito contro la politica e chiunque altro detiene il potere di cambiare le cose (come ad esempio grandi aziende) per chiedere di intervenire contro il cambiamento climatico. Ma propone una società alternativa? Le cause sociali del cambiamento climatico quali sono? La società consumista-neoliberale lo favorisce? Il tema dell’Ambiente è legato a quello della Giustizia sociale? Il movimento occupandosi solo di ambiente, non mette in discussione il sistema egemone, che è l’unico vero bersaglio che si deve colpire se si vuole una società migliore. Non si può parlare di cambiamento climatico senza mettere in discussione la struttura economica odierna, che è la causa di questo e al contempo del sistema di disuguaglianza sociale.
Negli ultimi decenni, si è osservato come i giovani siano lontani dalla politica. Generalizzando, si può dire che sono poco interessati e non percepiscono di avere voce in capitolo, delegando la scelta per il loro futuro sociale e personale ad Altri. Per questo ha destato stupore l’adesione di tanti giovani a questo grande movimento ambientalista. E invece, secondo molti, non c’è nulla di strano. La forte “deidelogizzazione” della gioventù contemporanea è fortemente rappresentata da questo movimento. Non si mette in discussione tutto il sistema, non si pensa a cosa è giusto, non si mette in discussione chi detiene il potere. Non si ripensa alla società, non c’è dibattito. Generalizzando, possiamo affermare che i ragazzi discutono veramente poco di politica, di come dovrebbe essere una società giusta. La colpa non è loro, ovviamente, ma di un sistema dominante che vuole sembrare sempre inevitabile, proporsi come unica alternativa. Questa ideologia (che vince proprio non presentandosi come un’ideologia, ma come unica opzione possibile della realtà), ci toglie la facoltà di pensare la società, ci toglie il potere delegando sempre a qualcun altro che ci dicono che ne sa più di noi.
La “deidelogizzazione” è stata una forza per questo movimento, perchè è riuscita ad unire le persone più distanti, ma è anche il suo limite e criticità principale. C’è anche da dire, però, che questa è la caratteristica principale dei Movimenti intesi in senso politico-sociale. In particolare, è ciò che li distingue da un partito politico. I movimenti focalizzano la propria attenzione su un obiettivo politico, non avendo una visione complessiva e organica di società. Tanto è vero, che la critica non è a questo movimento ambientalista in sé, ma piuttosto al suo significato socio-antropologico che assume in rapporto alla società neoliberista contemporanea. La critica infatti, ricade sul sistema di valori odierno, non sul movimento. E’ la popolarità di questo movimento e di tanti altri in giro per il mondo (si può pensare allo stesso Movimento 5 Stelle in Italia, o quello dei Gilet Gialli in Francia), e la sempre crescente impopolarità dei partiti politici a fare da cartina tornasole della società contemporanea. La loro caratteristica è proprio la “deideologizzazione”, che unisce persone di destra e di sinistra per riaffermare alcuni dei principi fondamentali che ci stiamo dimenticando. La nascita di questi movimenti sono il sintomo di un sistema tecnocratico in cui l’economia è sopra la politica, in cui gli stati si de-democratizzano e i popoli, le persone, si sentono non più rappresentate. Sono la conseguenza di una riduzione della democrazia e di un taglio dei diritti sociali. Di una voglia di farsi ascoltare e riacquisire potere. Quindi in qualche modo rappresentano e sfidano il sistema contemporaneo. Ne sono il prodotto ma anche l’unica opposizione.
In un sistema ideologico che oscura tutte le altre ideologie, per noi, sopratutto giovani, non è di moda ripensare la società ed opporsi al paradigma culturale vigente. Ma è l’unica cosa che dobbiamo fare. E con “ideologia” non c’è da intendersi solo il fare riferimento a convinzioni passate e né ignorare le idee che hanno guidato la società nel passato. Semplicemente dobbiamo solo avere il coraggio di ripensare da capo la società. Creare nuovi spazi di discussione e socialità. Dobbiamo uscire da questa sfera individualista (e narcisista) che è il mantra contemporaneo, in cui non ci si domanda più se una cosa è giusta, ma se è conveniente. Un sistema che riduce le università ad “esamifici” e i luoghi di aggregazione e socializzazione ad una perdita di tempo. Dobbiamo studiare e leggere, pensare insieme ed avere una coscienza critica.
Quindi, lungi da me dire che non bisogna partecipare a questo tipo di movimenti, anzi, è giusto cominciare a riappropriarsi delle piazze e farsi ascoltare. Il sistema deve capire che non vogliamo delegare proprio niente. I Movimenti in questo periodo appaiono come l’unico spiraglio di resistenza. Però, se vogliamo veramente estirpare il problema alla radice, dobbiamo ripensare alla società tutta, e politicamente creare Partiti. Dobbiamo ricordarci che si tratta di un Movimento e non dobbiamo smettere di studiare per riflettere ed elaborare insieme un nuovo modello di società che vorremmo si realizzasse. Non perdiamo di vista la meta.
Quindi, partecipiamo numerosi a questi momenti di attivismo politico-sociale, ma non dimentichiamoci mai di scegliere e costruire insieme la società che vogliamo.


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